Morocco

Amellago (eastern desert)

“Certo, non si deve arrivare fino a questi punti, ma due ragazze così, mezze nude, da sole e in tenda sulla montagna… da queste parti non è accettabile”.
Tre condanne a morte e un ergastolo sono state il bilancio penale del processo a carico dei responsabili dell’omicidio tramite decapitazione di due turiste scandinave avvenuto nel 2018. Svariati anni di carcere sono stati comminati anche ad altre venti persone imputate a vario titolo come complici. Quattro uomini avevano aggredito, stuprato, sgozzato e filmato le due ragazze norvegesi una settimana prima che arrivassimo noi, un centinaio di chilometri più in là. Dopo oltre 30 anni che nel regno del Marocco non succedeva
assolutamente nulla ed era sempre stato ritenuto il paese musulmano più sicuro tra quelli africani, arriviamo noi, giusto per tenere tranquilli i parenti a casa.

Quindi rabbrividiamo, mentre il proprietario dell’albergo di Amellago presso il quale siamo ospitati commenta in questo modo l’uccisione delle due escursioniste. In fondo, di diverso da noi, avevano solo il fatto di essere due donne e non una coppia la cui parte femminile è ai loro occhi regolarizzata solo dal fatto di essere accompagnata da un maschio.
Benvenuti nella parte berbera del deserto marocchino, così diverso dalla libertà quasi occidentale delle città dove siete atterrati, come Casablanca o Tangeri o addirittura Agadir, dove forse c’è più libertà di costumi che nell’occidente stesso.


Qui, nella parte berbera, le donne si coprono il volto appena passi loro vicino fosse anche solo con l’automobile e comunque se ne vedono poche. Pure la moglie del nostro albergatore sarà una specie di entità astratta almeno fino al giorno del nostro commiato, quando finalmente lui si deciderà a presentarcela. Ovviamente a capo semi coperto. Per tre giorni ci ha cucinato delle tajine sempre diverse e squisite, consumate rigorosamente nel gelo della notte desertica riscaldati da una mini stufetta a legna messa di fianco al nostro tavolo, unici ospiti in un periodo illogico, per la massa, per essere lì. Di notte ad Amellago, in pieno inverno, il termometro arriva regolarmente sotto lo zero, mentre di giorno può fare anche troppo caldo per scalare al sole. Quasi 30° di escursione termica, insomma, una questione da tenere in conto soprattutto in un posto dove non si può scalare a torso nudo o addirittura mostrando le braccia nel caso delle ragazze. Annalisa potrà scalare in modo “normale” solo nelle porzioni di canyon non visibili dalla strada che ne percorre il fondo.
Ma il fascino del posto, del deserto, delle case di sabbia rossa troppo accostate alle pareti battono qualsiasi considerazione negativa sulla opportunità di arrivare fin qua. Amellago, certamente, non è tra i 10 posti più famosi dell’Africa per arrampicare. Persino su “The Crag”, dove c’è quasi tutto, di Amellago non c’è traccia malgrado i soli 90′ di auto che la separano dalle celebri Gole di Todra. Ma dovrebbe diventarlo perché le possibilità sono infinite, la roccia calcarea è fantastica, praticamente vergine, l’unto non esisterà mai e si può scalare sia in falesia che sulle multipitch.
Come a Todra, dove vive e lavora il chiodatore di Amellago, la maggior parte degli itinerari si sviluppa all’interno di un canyon dove si trovano le pochissime oasi verdi e coltivate dell’area, ma ad Amellago ci sono anche pareti più aperte, specie quelle delle multipitch. Come d’abitudine, siamo arrivati fin qua solo sulla scorta di un paio di foto pubblicate su un vecchio numero della rivista francese Grimper, senza gradi e senza guide ulteriori, ma con il solo gusto della scoperta.

Su Grimper c’era scritto, una volta sul posto, di recarsi presso il chiodatore Mimoun Gouali, che doveva avere anche la possibilità di ospitare presso una “gite d’etape”, come le chiamano i francesi; ma quando siamo arrivati, ai primi di gennaio Mimoun non era sul posto, tutto chiuso.
Lui peraltro, contattato successivamente per preparare questo articolo, si presenta così, senza false modestie e parlando in terza persona: ” Amellago è un luogo magnifico con un enorme potenziale per l’arrampicata (falesia, bouldering, multi-pitch, terreno d’avventura) e tutto questo in un ambiente tranquillo, lontano dal trambusto turistico di Todra.
Le vie non sono state attrezzate da stranieri ma principalmente da Mimoun Goali chiodatore e climber locale con l’aiuto di amici stranieri. Oltre ad essere un forte arrampicatore e guida (1° BE in Marocco e quattro volte campione marocchino, attenzione!), Mimoun può darti il benvenuto nel suo gîte dove troverai tutto ciò di cui hai bisogno (riposo, doccia calda, informazioni per l’arrampicata, topos , tajines, tornei (?) dopo una dura giornata di arrampicata! Se hai bisogno di una guida, può anche portarti su vie di più tiri. Mimoun è la vera bibbia del luogo e conosce la gola come il palmo della sua mano (inoltre, appena si vede la menzione di “berbero” nei nomi dei settori o delle vie, vuol dire che Mimoun fa parte della squadra dei chiodatori . In poche parole, Amellago non esisterebbe senza Mimoun.
Quindi se vuoi arrampicare duro (o tranquillamente) in un ambiente magnifico e incontrare appassionati, vieni ad Amellago e vieni a contattarlo. Il modo più semplice è farlo tramite Whatsapp +212 6 78-83 56 18.
Attenzione, la guida delle vie è disponibile SOLO presso la sua Gite perché lui è la storia del posto fin dal primo spit piantato.”
Ci sta, magari non modesto ma ci sta. Forse il trucco sta nel contattarlo prima e prenotare come si fa con le agenzie di viaggi, ma, come al solito, a noi piace viaggiare creativi e vivere i trip di scalata un giorno dopo l’altro. Prima eravamo stati più a sud, a Tafraout, e avevamo deciso di tentare la

carta del deserto e di Amellago solo all’ultimo minuto. Resta il fatto che la sua Gite era chiusa e per fortuna, per non essere costretti ad abbandonare subito il posto, siamo finiti nel (solo) altro hotel, dove qualcuno aveva lasciato dei vecchi fogli con le indicazioni per un paio di pareti, che fotografiamo e che risulteranno particolarmente utili per orientarsi in un dedalo di calcare che potrebbe essere scalabile ovunque, ma che per la maggior parte non ha ricevuto visita umana e men che meno da parte dei climbers.
Hotel sì, d’accordo, ma stiamo sempre parlando di strutture che in Italia non potrebbero mai aprire. Siamo ovviamente gli unici ospiti e forse anche per questo in camera ci sono solo quattro gradi. Inoltre si mangia (bene) solo perchè intiepiditi da un fornelletto che il gestore piazza a fianco del tavolo, per un simpatico effetto “lato bollente – lato gelato” che ti ricorda perchè il muschio sulle piante cresce sempre a nord. Finita la legna nel forno finita la cena.

Venendo alla scalata, non potrete non trovarvi bene. Il calcare dell’intera area è un po’ soft, un po’ sabbioso, insomma, ma le protezioni sono sicure e la scalata è sempre divertente e spesso atletica su tacche e canne. Pochi i buchi, ma va detto che noi abbiamo scalato in quattro settori su diciassette, per cui potremmo essere smentiti da qualche zona che non abbiamo visto perché non ne conoscevamo l’esistenza.
Noi abbiamo scalato al compatto settore Grenouille, con una scalata abbastanza fisica su strutture tipo volumi, al settore Colonnette, dove predominano le canne fini, a volte persino monocanna su pareti verticali o abbastanza strapiombanti. Questi due settori sono nascosti dalla strada e quindi non risentono delle “restrizioni” in termini di abbigliamento di cui parlavamo prima. Nel vallone principale, al di là del fiume, si trovano l’Aid e l’Oualou, che francamente non ci hanno fatto impazzire.
Molto bello invece il settore Francois, a tre metri reali dall’asfalto della strada principale: linee importanti di resistenza su canne e lavorazioni percorrono un muro molto esteso, su strapiombi anche importanti. Il traffico sulla strada è talmente sporadico che non verrete in alcun modo disturbati dalle auto di passaggio. In pieno inverno sarà disturbante il fatto che va in ombra molto presto e si rischia di congelare mentre appena dietro l’angolo si scala in maglietta.
No topo no party
Avremmo potuto inserire la topo dettagliata di alcuni settori, ma non lo facciamo per rispetto dell’esplicita richiesta di Gouali, che ha ritenuto di fornirci la sola mappa generale dell’area in cambio delle indicazioni (in esclusiva anche per gli alberghi) per trovare la sua Gite una volta sul posto. E’ una politica commerciale comprensibile, se si pensa alla quantità di materiale che ha messo sulle pareti e alle ore di lavoro profuse per attrezzarle. Non sappiamo se pagherà nel lungo periodo, perché non c’è tanta gente come noi disposta a partire con in mano soltanto una foto di una parete a migliaia di chilometri di distanza.
Per diventare una destinazione top Amellago non ha bisogno soltanto di fix sui suoi muri, ha bisogno di tanta Hype e di servizi…

Accesso Ormai Il Marocco si raggiunge abbastanza facilmente dall’Italia e con tariffe decisamente basse specie se ci si serve di Ryanair. Ma anche con Air Arabia si trovano ottime offerte. Si atterra generalmente a Casablanca oppure a Marrakech, Agadir o a Fez. Quest’ultimo è l’aeroporto più vicino e in questo caso si arriva da Nord. Ci vogliono comunque cinque ore e mezza abbondanti da Fez per arrivare sul posto per cui calcolate sempre che il primo giorno è un giorno di viaggio. La rete cellulare non è malaccio in Marocco ma non contate troppo su una copertura continua di Google Maps; è meglio scaricare a casa il percorso e poi poterlo seguire quando siete off line.
Una volta ad Amellago, tutte le case sono disposte in linea lungo la strada, compresa la Gite di Mimoun. Ma per arrivare nei diversi settori che si vedono nella cartina qui sotto è fortemente consigliato disporre di un auto.
Ci sono circa 300 monotiri e una quindicina di multipitch.
Materiale Sui monotiri basta una corda da 70 e 15 rinvii. Stesso numero di rinvii per le multipitch ma due corde da 50 sono obbligatorie in questo caso.
Logistica Chez Mimoun Gouali ( il chiodatore e titolare della omonima Gite d’Etape. Contattarlo preventivamente via Whatsapp +212 6 78-83 56 18.
In queste zone si mangia dove si dorme, non si esce alla sera a caccia del ristorantino tipico.