Sudafrica – South Africa

Montagu, Paarl e Rocklands:  una selezione di pareti e  ambienti di qualità pazzesca, raggiungibili e frequentabili a prezzi alla portata di tutti.  Un gran viaggio tra abitudini, colori, animali e odori tutti nuovi. E al sicuro, anche per i bambini. 

Un volo intercontinentale senza il cambio di fuso orario è già meno intercontinentale di altri voli. Vedi un po’ di film in cuffia e non è cambiato niente nei ritmi della tua giornata, se devi fare sport sei già pronto per fare sport. Tanta roba. Cape Town, da questo punto di vista, è già eccellente. Barcellona è più scomoda, perché dall’aeroporto alla prima falesia non impieghi venti minuti come per arrivare a Paarl, oppure a una delle meno belle e più unte falesie del Capo. E questo è il punto numero uno. Il numero due è che sei in Africa, Africa vera, con una delle cifre più basse che si possano spendere per percorrere così tante miglia in volo. Questo, insomma, è un viaggio possibile, affrontabile anche con le tasche di un climber operaio, anche perché una volta sul posto si spende meno che vivere in Italia, se non ti serve il Grand Hotel.  Il punto numero tre è che questa fetta di Sudafrica è la fetta sicura, a meno di non cercare degli inutili brividi perdendosi dentro a una delle favelas che circondano l’aeroporto.

Nessuno ti romperà le scatole, la gente è disponibile e amichevole a prescindere dal reddito e dalla razza. Tutto il filo spinato, gli allarmi elettrificati, i cartelli che si vedono in giro sono il retaggio dei problemi grossi della lotta tra bianchi e neri di vent’anni fa. Ora le cose, dal punto di vista della sicurezza, vanno meglio: nel northern cape vanno proprio bene, se non come in Svezia, almeno come in Alto Adige. Anche se resta evidente che ai bianchi appartengono le cose, ai neri spetta di coltivarle, conservarle, al massimo di gestirle. Al venerdì pomeriggio lunghe code di neri aspettano il loro turno agli sportelli della banca. Non ci sono bianchi in coda, perchè i bianchi sono la banca. 

Fatta questa premessa, vi invitiamo a partire con noi in questo viaggio verticale che intenzionalmente salta a piè pari le falesie panoramiche ma unte di Cape Town per scegliere solo il meglio del Western Cape , che è un meglio già ottimo a Montagu, per diventare eccezionale e irripetibile a Paarl e a Rocklands, che vi proponiamo, per una volta, solo in versione corda. Stagione ideale: da Luglio a Settembre, cioè il loro inverno, per poter scalare in t-shirt senza cuocere. Noi siamo andati dalla seconda metà di agosto alla prima settimana di settembre.

MONTAGU

Andrea su un 7c Montagu

Il viaggio dall’aeroporto della Mother City, cioè Cape Town, fino a Montagu è veloce e pieno di vigneti, ma è obbligatorio allungarlo di una ventina di minuti scegliendo la strada che passa per Gordon Bay dove a volte si avvistano le balene dalla costa e soprattutto per la colonia di pinguini di Betty’s Bay, semplicemente imperdibile. Migliaia di pinguini, marmotte e cormorani in un unico ecosistema ventoso e in costante movimento, il paradiso del fotografo imbranato che riuscirà a cogliere foto eccezionali comunque. 

Montagu è la Arco sudafricana, ma niente paura: se cercate un paio di mutande a Montagu le trovate. Così come il bel tempo, praticamente onnipresente anche quando a Cape Town imperversa la bufera. Montagu è sonnolenta, elegante, ospitale, dotata di ottimi ristoranti dove il Bobooti, pasticcio di carne di manzo, raggiunge il top di un viaggio che comunque sarà forzatamente carnivoro, i vegani siano avvisati.

Montagu è il centro in cui si riuniscono diversi canyon, che in afrikaans si dicono kloof, lungo i quali si sviluppano le falesie di ottima arenaria, il cui aspetto “accatastato” non deve trarre in inganno: la roccia è a prova di bomba e le vie sono molto belle e spesso anche di resistenza pura.  Ci sono locuste giganti e colorate, colonie di grossi babbuini che è meglio guardare e non cercare di avvicinare e tutte le piante grasse che trovate nei nostri vivai, ma nel loro originale ambiente naturale. Noi abbiamo scalato solo nel Bad Kloof, uno dei più interessanti e dallo stile più vario. Il sentiero percorre il letto del torrente e in alcuni punti si cammina tra muri di canne di bambù alte tre metri e alla fine del canyon c’è l’Avalon Springs Hotel, con le sue piscine termali per i giorni di riposo (e parcheggio gratuito mentre dall’altra parte del kloof si paga qualcosa). Da Montagu su va via malvolentieri, perchè tutti i settori hanno belle vie, ma in tre-quattro giorni ci si fa almeno un’idea…

LA CUCINA ARCOBALENO

.Le informazioni culinarie sudafricane (la cosiddetta “cucina arcobaleno” per le influenze di molte popolazioni diverse nel corso dei tempi) ti fanno partire con la tranquillità di mangiare bene e a buon prezzo praticamente ovunque. Abbiamo assaggiato e possiamo solo confermare: non resterete delusi. L’unica pecca forse è la scarsa varietà degli ingredienti e di certo dopo la vacanza non mangerete più carne per un bel po’ dato che ve la propongono anche a colazione. Non manca il pesce fresco dai sapori decisamente diversi rispetto ai nostri: le cozze vengono spesso cotte con burro e panna, mentre lo snoek (il nostro luccio) viene solitamente fritto. La carne è servita a partire dal primo pasto mattutino sotto forma di speziatissime salsicce accompagnate da uova sbattute e formaggio, fino a cena: trionfi di pollo, agnello, maiale, manzo, ma anche le più originali come la carne di kudu, gnu, impala, struzzo, zebra, coccodrillo, orice, gazzella; tutte da provare perché dai sapori selvatici ed accattivanti. Per gli amanti dei latticini…lasciate pur perdere; troverete solo del cheddar stile americano (assolutamente da evitare); la tradizione casearia probabilmente non si è sviluppata a causa dell’alta intolleranza al lattosio presente nella popolazione sudafricana (dall’80 al 90% circa). Assolutamente da non perdere: le lumache al burro, il bobotie (carne tritata con sugo uovo banana cocco e spezie), il billtong (carne secca adatta anche da portare in falesia) e una delle più antiche tradizioni africane: il braai (barbecue). Tenete a portata di fuoco un po’ di legna che potrete comprare praticamente ovunque e lasciatevi conquistare da una suggestiva grigliata di filetto di orice a notte fonda ….solo un pizzico di sale e via!

PAARL

Accesso al settore Parklife a Paarl

Paarl in afrikaans significa perla, aggettivo perfettamente adatto specie dal punto di vista arrampicatorio, perchè, molto sinceramente, è il granito più sontuoso su cui io abbia mai scalato. Potendo, sarei sempre a Paarl a scalare. Non c’è Remenno, Tuolomne, Vedauwoo, Spitzkoppe, Bergen che tengano il confronto. Paarl è granito pazzesco, un mix di tacche, buchetti e funghi e intrusioni di quarzo in un ambiente circostante affascinante, a dominare la cittadina e i vigneti per chilometri e chilometri, a perdita d’occhio. Non per niente è parco naturale, ha un cancello d’ingresso e precisi orari di apertura nei weekend, quando bianchi e neri, ricchi e poveri salgono alla montagna per celebrare il culto sudafricano del braai, la mega grigliata. Per inciso ogni campeggio, ogni stanza di motel ha un suo braai, per cui vi consigliamo di comprare la carne di manzo, zebra, orice, antilope e cenare alla sudafricana, almeno fintanto che il fegato non vi urlerà di smettere. Ancora sulla cittadina e sulle abitudini locali, Paarl è stata la terza località colonizzata del Sudafrica e ora è una delle comunità più ricche del paese: belle case, begli alberghi meno economici della media, si respirano soldi, ci sono ristoranti etnici; c’è persino una pizzeria italiana nominata con discutibile buongusto “Col cacchio”. Paarl è anche salita alla ribalta mondiale per essere stata l’ultima prigione della memorabile storia di Nelson Mandela: da Paarl venne liberato e da qui ricominciò la sua scalata verso i vertici della nazione fino a diventare il venerato padre del Sudafrica. Ma per i climbers e per i loro occhi esperti, Paarl è i suoi domes, che dall’alto dominano la città. Non esistono foto di scalata di Paarl al tramonto, purtroppo. Noi stavamo per farle, approfittando di un sunset eccezionale sul granito che si tingeva di rosso, quando una guardia mediamente incazzata ci ha intimato di andarcene subito, che l’orario era scaduto. Mettetelo in conto, arrivate presto e impacchettate prima del tramonto. Non vi sparano, sono gentili, ma sono le regole.

Non ci sono invece molte regole a riguardo della lunghezza dei tiri e della chiodatura, comunque ben spiegata sulla imprescindibile guida di Tony Lourens. A volte le lunghezze superano i 55 metri, oppure sul facile scompaiono i fix, perché i locals si portano dei cordini che piazzano a cavallo delle intrusioni nel granito. In molte parti la parete è semplicemente inscalabile perché troppo liscia; in questi casi le linee diventano oblique, tortuose, vanno a caccia delle intrusioni, qualcosa di così diverso e distante dallo sportclimbing seriale, chiodato a due metri e mezzo cui siamo abituati sulle nostre falesie di calcare. E ancora di più per questo così affascinante e selvaggio, anche se magari sarete costretti a ripercorrere la via da secondi per poter levare il vostro materiale … In rapporto alle enormi dimensioni di questi domes di granito che costituiscono il parco di Paarl le vie sono relativamente poche, ma sono una più bella dell’altra, da scalare con scarpette preferibilmente dure per valorizzare al meglio i funghetti che altrimenti vi ucciderebbero gli alluci in pochi minuti.

Andrea su un 7b+ a Paarl

Noi abbiamo scalato a Paarl Rock, al Parklife Wall e al Wonderland Wall e questi ultimi due sono di valore assoluto, come la linea immortalata in questa foto che si chiama “Children of the corn” un 7a+ strettissimo, ma dove il grado non conta, conta solo la meraviglia di quello che succede metro dopo metro su un muro solo apparentemente inscalabile. Ci sono anche tante vie facili, come alla Belly Button Slab, dove si arrampica per far riposare le dita: un vero panettone di granito appoggiato per godere dell’aderenza perfetta, molto simile all’Eldorado di Grimsel ma più rugoso e più umanamente chiodato.

ROCKLANDS

Tutti vengono a Rocklands per i boulders. E sono così tanti che all’aeroporto di Cape Town sono abituati a sbarcare carovane di crash pads dagli aerei provenienti da tutto il mondo. Quasi nessuno invece arriva qui solo per fare corda. E se è assolutamente giustificato che il mondo dei boulderisti sia attratto da Rocklands come da una irresistibile calamita, è parimenti incomprensibile che le vie siano quasi sempre vuote. Perché sono di una bellezza con pochi pari al mondo. Non tanto per le linee, che si sviluppano su muri apparentemente “normali”; ma perché, una volta che ci scali sopra, non finisci mai di sorprenderti di come madre natura abbia creato delle forme di prese così belle, così incredibili, tanto da superare la fantasia anche del più perverso disegnatore di prese artificiali. 

In un ambiente… Rocklands, dove le rocce saranno sempre e comunque più delle persone che si abbarbicano a grappoli ai blocchi più famosi. A parte il Wild West Wall, che in dieci minuti di passeggiata si raggiunge, gli altri settori richiedono un avvicinamento di 30-40′, che tra l’altro è una magnifica occasione di rimirare Rocklands dall’alto. Comunque uno potrebbe stare qui una vita e, camminando un po’, scoprire ancora nuove torri di arenaria dalle forme incredibili. In sintesi: una carriera verticale senza almeno un viaggio a Rocklands sarà sempre una carriera incompiuta.

Andrea su un 7c a Rocklands

La base logistica della scalata qui non piò però essere il Pakhuis Pass, dove parte il sentiero. Il parcheggio è solo a uso diurno, per cui bisogna pernottare a nord oppure a sud, nei numerosi campeggi e guesthouses che sono fioriti insieme al climbing. Il paese di Clanwilliam è la base naturale per ogni approvvigionamento e se si vuole mangiare qualcosa al ristorante. E’ una cittadina tranquilla: solite file di neri alla banca, soliti bianchi latifondisti che governano (bene) tutte le attività commerciali e logistiche. Non è infrequente assistere all’imbarco e sbarco di neri a decine nei cassoni di camion e furgoni portati da e per il luogo di lavoro. Questo per dire che non è proprio tutto a posto nemmeno in questa fetta di Sudafrica. Consigliare una falesia piuttosto di un’altra non ha senso, sono tutte belle e con vie strane e imperdibili. Mancano le vie dure, raramente si va oltre il 7c, perché le forme super appigliate di queste conformazioni creano spesso la fiera della manetta.

Andrea su un 7b+ a Rocklands

A Rocklands occorre qualche raccomandazione in più a riguardo degli animali: più si va a nord verso il confine della Namibia e più crescono le presenze di una fauna fantastica ma non sempre innocua in caso di contatto ravvicinato. Insomma: ci sono serpenti e ragni molto velenosi in circolazione, anche se è estremamente difficile incontrarli (e loro sono solitamente i primi a scappare, come è successo a noi). Tenetevi sui sentieri principali. Comunque occhio. Non è consigliabile nemmeno appoggiarsi o giocare all’autoscontro contro le strane montagne di sabbia, alte fino a tre metri, che si incontrano in giro (e che in Namibia sono ancora più giganti). Sono termitai molto abitati e come si sa anche le formiche nel loro piccolo a volte s’incazzano…