Mongolia

La Mongolia è un paese straordinario.  E grande. Sembra piccolo solo perchè racchiuso tra due giganti come la Russia e la Cina, ma si estende come tre volte la Francia. Non è noto per essere zeppo di roccia e quindi proprio questa è stata la parte più eccitante della nostra avventura nella terra di Gengis Khan: cercare la roccia. E scoprirla, tanta, ottima e ancora vergine se non per poche centinaia di metri quadri aperti nel 2010 da un gruppo di americani. Abbiamo visitato quattro aree: Terelj, Dugana Khad, Khogno Khan e Ich Gazryn Chuluu. A Terelj ho liberato il primo 8a di Mongolia, salendo rotpunkt un project degli americani, il prolungamento di “Mongolia route rage”, che è diventata “Italian route rage”, a Dugana Khad abbiamo aperto una fessura nuova, mentre a Khogno Khan e a Gazryn abbiamo fatto le cose più interessanti: quattro multipitch nuove e diverse prime salite in fessura.

Andrea dopo la FA di “Italian Route Rage” 8a, Terelj

Sebastiano Frassy risale in top rope la fessura che abbiamo aperto a Dugan Khad

Dopo ore di colline dai mille colori e qualche enorme buca non segnalata in mezzo a tratti dove si possono fare anche i 140, dopo mille cavalli, altrettante mucche che ogni tanto attraversano e infinite aquile e falchi che arrivano anche a bordo strada, Khogno Khan é inconfondibile: un range alto quasi 2000 metri e largo una ventina di chilometri e costellato di granito rosso è grigio, dai Boulder alle possibili vie lunghe fino a sei tiri e dalle mille falesie attrezzabili ovunque. 

Alcune delle tante pareti vergini di Khogno Khan. Some of the many untouched walls in Khogno Khan. Ph. AGD

Bisogna scegliere la fessura e cominciare a scalare. Noi abbiamo iniziato dai blocchi aperti dagli americani, il sogno del boulderista più pigro, sempre e solo dieci passi dalla macchina.  Poi siamo andati a cercare “la falesia dei russi”, un isola di granito della zona est del massiccio, dove pare dei sovietici avessero svolto una surreale gara. Surreale perché scopriamo una riga di fix del 12, senza anelli e moschettoni, piazzati a 8 metri da terra e un paio di catene sparpagliate a caso, probabilmente tutti ancoraggi per delle top rope da percorrere in velocità. Una riga di splendide fessure sono invece vergini e ne apriamo tre, mentre un quarta ci respinge perché troppo dura per noi, con un partenza in tetto a mani incastrate. Aggiungiamo una catena e un paio di fix anche alla parete russa, in modo da allungare gli sviluppi e renderla una bella falesia mista, da proteggere trad nelle fessure e passare i fix sulla placca. Il tutto in un ambiente solitario e indescrivibile a parole.

Sebastiano Frassy topropes “Jamming in Paradise” 6a, Mongolian Kitchen Lookout, Khogno Khan. Ph. AGD

Andrea durante l’apertura di “Jamming in paradise” 6a, Mongolian Kitchen Lookout, Khogno Khan. Ph. Annalisa Caggiati

Di fronte al Mongolian Kitchen Lookout individuiamo il nostro obbiettivo principale: ci sta una multipitch su una cuspide netta, probabilmente la prima multipitch di Mongolia in assoluto. Qui il granito é come tante fette di prosciutto sovrapposte obliquamente e sul secondo tiro passare da una fetta all’altra é almeno 6c+. “Mondo beyondo” nasce così: cercando le fessure e trovando invece lunghi sleghi in placca che tengono l’ obbligatorio alto. Non é solo una questione di coraggio, é questione di razionare i fix, ne avevamo 100 per tutta la vacanza. Dalla cima della cuspide il panorama é pazzesco, noi italiani non siamo abituati. 

The five pitches of “Mondo Beyondo”. 2 fix anchors. Bring 4 quickdraws and a BD rack from tcus to 3. Fix are scattered.

The easy top pitch of “Mondo beyondo”

Andrea apre il secondo tiro di “Mondo Beyondo” 6c+, Italian Pillar, Khgno Khan

Dopo Terelj  e Khogno Khan sentiamo di aver raggiunto il secondo livello di adattamento, verticale e non, alla Mongolia. É arrivato il momento di tentare il terzo livello. Cioè andare alla caccia di un posto nel Gobi centrale in cui FORSE c’è roccia scalabile e in cui FORSE potremo arrivare con la nostra auto da spacciatori. Ma si parla di novanta chilometri di piste sterrate a partire da Mandalgov, un “nowhere place” in mezzo alla steppa, trecento chilometri a sud di Ulanbaatar.  Con la Nissan Teana che abbiamo novanta chilometri di quelle piste sono tre ore e mezzo di sobbalzi, canalette, brevi guadi in mezzo ai branchi di cavalli, durante i quali le sagome scure dei rilievi di un gruppo montuoso si avvicinano sempre più. La traccia sono in realtà quattro o cinque, ma basta puntare verso la montagna per sapere che la direzione per Gazryn é giusta. Accendiamo il Garmin solo un paio di chilometri prima di arrivare al Tov gher Camp segnalato dalla guida per turisti normali della Mongolia. Inseriamo le coordinate e lui ci becca in pochi secondi nel bel mezzo della steppa, portandoci nel campo gher piú affascinante della nostra spedizione. 

Una piccola porzione di Ikh Gazryn Chuluu con il Tov Gher Camp visibile piccolo sullo sfondo

Gazryn sono chilometri di torri di granito a prova di bomba, tutte o quasi accessibili camminando non più di due minuti dalla macchina. C’è un guardaparco, perché é parco nazionale. gira in moto con sua figlia di due anni in groppa. Vi guarda e se ne va. A Gazryn ci sono infinite fessure, principalmente monotiro e ancora più infinite possibilità in placca. Il panorama é pazzesco, ancora meglio di Khogno Khan. Ed é tutto vergine. Chilometri di granito intoccato. Apriamo blocchi e fessure nuove e anche una breve na bellissima multipitch sul pilastro più liscio, che chiamiamo appunto “The Smoothest pillar”. la via… “The discover of paradise”, perchè tale è stato arrivare a Gazryn. Saremmo rimasti tanto tempo in più se non fosse che il Tov Gher Camp non ha un generatore, e dopo ventidue buchi per fare la mp e le soste delle fessure le batterie sono terminate. Impensabile fare avanti e indietro da Mandalgov con la Teana. Venite qui con un inverter da collegare alla batteria e proseguite il lavoro. Sará anche per voi una delle più incredibili esperienze scalatorie della vita.

The Smoothest Pillar: Il tracciato di The Discover of Paradise. Max 6b, 6b obbl. Andrea Gennari Daneri, Annalisa Caggiati, Sebastiano Frassy 2018

Annalisa sends a FB6a boulder in Gazryn

Annalisa Caggiati sull’ultimo tiro di “Discover of Paradise”, Smoothest Pillar, Ikh Gazryn Chuluu

Andrea apre il secondo tiro di “Discover of paradise” 6b, Smoothest Pillar, Ikh Gazryn Chuluu

Noi abbiamo ancora qualche giorno prima del volo di ritorno e decidiamo di tornare a Khogno Khan, ripassando ovviamente per Ulan Bator. È paradossale desiderare ritornare uno dei luoghi più caotici e inquinati del pianeta, ma anche la pancia vuole la sua parte e una banale cena in un ristorante indiano diventa, in Mongolia, una festa, perché equivale a togliersi di dosso l’odore e il sapore dei bolliti.cleardot.gif Quindi torniamo a Khogno Khan, ma cambiamo campo Gher. 

Annalisa Caggiati sul primo tiro di “Walk-off home run” 6c+ 40mt 2 fix, Khoomii Dome, Khogno Khan Range, Mongolia

Qualche chilometro più a sinistra del campo Eden, ce n’è un altro gestito dai francesi ; e per quanto i francesi non siano nella top ten della nostra simpatia, c’è da dire che è tutta un’altra cosa: un grosso ristorante, bagni e docce veramente in ordine e Gher spaziose e dotate di una lampadina. Non migliorerà il discorso dei bolliti, ma questo ulteriore nuovo mondo di granito intorno al campo ripaga di tutto. Verrebbe da provare ogni parete, ogni cuspide che vediamo aprirsi a 180° davanti a noi, ma il tempo sta per scadere e vogliamo fare almeno un’altra multipitch nuova. A destra del campo c’è una struttura leggermente appoggiata che sembra rubata a Tuolomne Meadows, con pochissimi funghi ma con delle striature oblique che la percorrono interamente, creando delle pance e lasciando immaginare che nel fondo della striatura ci sia anche una fessura in cui proteggersi.

Annalisa Caggiati sul primo tiro di “Walk-off home run” 6c+ 40mt 2 fix, Khoomii Dome, Khogno Khan Range, Mongolia

Andrea in apertura sul primo tiro (6c+ R, 40mt 2 fix) di “Walk-off home run”. Khoomii Dome, Khogno Khan, Mongolia

Scopro sulla mia pelle e soprattutto sulla mia testa che questo è vero solo in parte. Ogni tanto c’è la fessura ma ogni tanto anche no; e dove è no faccio del mio meglio per non piantare fix. Il primo tiro di questa vita nuova sarà uno dei più impegnativi della mia carriera di apritore, 2 fix su 35 metri di cui uno messo davvero in bilico sulle dita, tanto in bilico da bucare storto una porzione dei granito “molle”, tanto molle da estrarre il fix a mano una volta messo. Non è stato un bel momento. Mi sono alzato ancora e ho bucato ancora più su. Ecco perchè ci sono due macchie bianche di polvere, vicine, nelle due foto sotto. Questa volta è andata bene e tutto il mio corpo si è rilassato. Il secondo tiro è più difficile (7b), ma più facile da proteggere, il terzo e il quarto al confronto sono una passeggiata.

Annalisa Caggiati sul primo tiro di “Walk-off home run” 6c+ 40mt 2 fix, Khoomii Dome, Khogno Khan Range, Mongolia

Annalisa Caggiati sul primo tiro di “Walk-off home run” 6c+ 40mt 2 fix, Khoomii Dome, Khogno Khan Range, Mongolia

La via, la linea, i movimenti, il posto, il panorama… sono talmente belli che abbiamo chiamato la via “Walk-off home run”, perché è stato come nel baseball: il punto finale che chiude la partita nel modo più spettacolare. Abbiamo chiamato la parete Khoomii Dome, perché Khoomii è il “canto lungo” mongolo e quella stessa mattina, sopra l’accampamento, due artisti ci avevano svegliato con una esibizione da brividi dall’alto di un masso che sfruttava l’eco della valle.

Annalisa Caggiati sul secondo tiro di “Walk-off home run” 7b, 40mt 2 fix, Khoomii Dome, Khogno Khan Range, Mongolia

Annalisa Caggiati e Sebastiano Frassy sul terzo tiro di “Walk-off home run” 7a, 25mt 2 fix, Khoomii Dome, Khogno Khan Range, Mongolia

Annalisa Caggiati sul terzo tiro di “Walk-off home run” 7a, 25mt 2 fix, Khoomii Dome, Khogno Khan Range, Mongolia

Insomma tanta roba, come la Mongolia, che da scommessa si è trasformata in certezza e in gusto continuo della scoperta verticale. Torneremo. Non so quando, ma sicuramente torneremo.

Andrea Gennari Daneri Annalisa Caggiati e Sebastiano Frassy in selfie dall’ultima sosta di “Walk-off home run” Khoomii Dome, Khogno Khan Range, Mongolia

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