“I quasi adatti” ad Agaro Granit

Annalisa Caggiati su L1 dei “Quasi adatti” 6a

“I quasi adatti” è il risultato di due anni di “avanti e indietro” da uno di quei luoghi magici delle Alpi che tutto sommato in pochi conoscono, il lago di Agaro, alta val d’Ossola, Piemonte. Un posto spaziale,  a prescindere dalla discutibile opportunità di sommergere un paese walser con milioni di metri cubi d’acqua con una diga. Tra i climbers il Lago di Agaro è noto per le numerose vie su roccia nera, disposte sul lato sud est del lago. Il breve avvicinamento e lo spettacolo del luogo e del lago compensano la qualità della scalata su una roccia un po’ monotona e bollente quando fa caldo.

Sebastiano Frassy su L1, 6a

Ma quasi nessuno mette mai piede sugli scudi di granito perfetto che si trovano in fondo al lago, sul versante sud, dove la roccia è diversa e a prova di bomba, e malgrado questo inaspettatamente lavorata. Prima del nostro arrivo, nel 2018, su questa parete, che per comodità chiameremo d’ora in avanti “Agaro Granit” esisteva solo una via, “La nuda roccia”, aperta tra 2005 e 2006 dalla cordata Tosi, Zamboni, Pagnoncelli e Della Vedova. Impegnativa e con poche ripetizioni note.

La parete sud di Agaro, divisa in due da una cengia erbosa; in azzurro il tracciato dell “Nuda Roccia”, in rosso il percorso de “I quasi adatti”

Questa, come la nostra, è divisa in due chiare sezioni separate da una larga cengia erbosa. Il primo scudo è appoggiato e tecnico sui piedi, la sezione alta invece è più caratterizzata da fessure atletiche.

Annalisa Caggiati su L1 dei “Quasi adatti” 6a

Insomma ci sembrava che a destra della Nuda Roccia ci fosse spazio per qualcos’altro di interessante, e avevamo ragione. Abbiamo attaccato dieci metri a destra, scoprendo una roccia lavoratissima su funghi molto simili a quelli che si trovano in Val Daone. Una sorpresa incredibile, 35 metri che meriterebbero da soli i 40′ necessari dal parcheggio. Il primo fix l’abbiamo messo a 10 metri da terra, perché prima si piazzano due friends a prova di bomba. Questa è la filosofia dei “Quasi adatti” come di tutte le nostre altre vie: se un friend ben piazzato tiene quanto un fix, allora il fix è inutile.

Sebastiano Frassy su L1, 6a

Che questo primo tiro sia 5c o 6a ha poca importanza; se su un tiro simile pensi al grado allora smetti, perchè non ti meriti la grande bellezza del nostro sport.

A questa prima spettacolare lunghezza ne seguono altre due con meno funghi e più aderenza, ben protetti da un fix prima dei passaggi più impegnativi. Non deve spaventare la apparente lunga distanza tra i fix:  il granito è sempre aderente e pulitissimo, tante bossette per i piedi consentono di alzarsi con sicurezza anche dove sembra che non ci sia molto per le mani.

Andrea in apertura su L2, 6b

E se c’è un punto apparentemente  troppo “nudo”di protezioni. allora guardate bene: un provvidenziale buco sarà in grado di alloggiare sia le mani sia un rosso BD eccellente, che vi proteggerà adeguatamente fino alla sosta come se fosse un fix.

“un rosso BD a prova di bomba vi proteggerà adeguatamente fino alla sosta come se fosse un fix….”

Dalla sosta numero tre, piazzata proprio al limitare delle rocce e a pochi centimetri dal bosco, ci sono due opzioni: rimettersi le scarpe da trekking e salire camminando fin sotto la seconda parte della via, oppure continuare per un tiro molto facile (4a) che costeggia il prato e vi porta piacevolmente a S4, dove, adesso sì, dovrete comunque slegarvi, rimettervi le scarpe da avvicinamento per coprire i 5′ di prato (inclinato ma non pericoloso) che portano alla seconda fascia.

 

L’arrivo in sosta a S3 (6b+) dei “Quasi adatti”

Per chi non avesse voglia di proseguire sulla seconda parte è possibile scendere a piedi sia da S3 che da S4, ma anche le soste sono attrezzate per una ritirata in doppia.

Andrea piazza il primo fix su L1 (6a) de “I quasi adatti”, Lago di Agaro

Eccoci quindi alla seconda parte della parete. Quando ci siamo arrivati non avevamo idea di dove fossero saliti Zamboni & Co. Nella parte estrema destra abbiamo avvistato dei vecchi fix e un moschettone; abbiamo scoperto dopo che si tratta di un vecchio tentativo abortito da parte di ignoti. Lì per lì abbiamo pensato che si trattasse della Nuda Roccia. Così siamo saliti sulla zona sinistra, per belle fessure ben proteggibili fino a un fix… della Nuda Roccia. Insomma abbiamo ripetuto il primo tiro di 7a della loro via e, calandoci di nuovo alla base, abbiamo visto che in corrispondenza del primo fix partiva verso destra una fessura imperdibile, troppo bella per non essere almeno tentata. Quindi ci abbiamo provato per il gusto puro di non lasciare vergine una linea così bella, una di quelle che a Yosesigo o a Cadarese sarebbero “la superclassica della parete”. E’ nato così il monotiro di “Unconditional”, dove servono tre rossi e un giallo. Paragonato al tiro della Nuda Roccia è di un grado più duro, diciamo 7b, di incastro frontale puro. Abbiamo piazzato una sosta indipendente, avviso agli amatori.

Andrea apre il monotiro di “Unconditional” 7b, variante al primo tiro della Nuda Roccia (7a). Chi volesse salire alla seconda fascia di Agaro Granit per fare monotiri avrà a disposizione la Nuda Roccia per scaldarsi, Unconditonal per perfezionarsi e l’open project di L1 dei Quasi adatti (7c/c+?) per completare la giornata trad

Se sul primo scudo i fix della “Nuda Roccia” erano più bassi ed evidenti, nella seconda fascia il primo fix de “I quasi adatti” è a “distanza falesia”, molto evidente all’inizio di una fascia strapiombante scura. Insomma “La nuda roccia” attacca a sinistra sotto la verticale di una evidente fessura, che i primi salitori hanno scelto di proteggere con qualche fix; “I quasi adatti”attacca invece venti metri a destra, spit  Kinobi basso ed evidente (vedi foto sotto).

Lo start di L5 dei “Quasi adatti” 7a (la prima parte del tiro) e A0 (open project) la parte alta

La prima parte del tiro (due fix e pezzi medi molto buoni bd, rossi, vedi e viola) è un bel 7a dove i guantini aiutano parecchio. La seconda parte, uno spettacolare traverso verso sinistra chiodato a fix a distanza falesia, resta da liberare, probabilmente nel range del 7c/c+; noi non ci siamo ancora riusciti. Altrimenti si azzera facilmente.

Il traverso di L5 dei “Quasi adatti” resta open project (7c/c+?)

La sesta lunghezza è uno spettacolo: una fessura netta, sincera e ben proteggibile con pezzi medi, rosso verde e viola doppi (6b+ circa) porta a un vertice dove le fessure si chiudono e un fix protegge adeguatamente una sezione che porta la difficoltà al 7a circa.

Andrea Gennari Daneri su L6 de “I quasi adatti” 7a: una fessura netta (6b+ circa) porta a un vertice dove le fessure si chiudono (7a)

L7 è il tiro più brutto della via e volendo si può unire a L6 se si gestisce il tiraggio allungando i rinvii. Una breve dulfer (6b) porta a un fix dove ci si appende, si afferra un cordino annodato  e ci si tira in sosta evitando di ravanare nell’erba. Noi abbiamo iniziato a pulire questa uscita erbosa, poi abbiamo lasciato perdere.  Insomma sono dieci metri di 6b e due metri di ferrata per arrivare alla base di L8, che è un tiro bellissimo, davvero spaziale.

Seba Frassy risale L8 de “I quasi adatti” 7a+ (hard).

Dalla sosta vedrete un fix piuttosto alto a destra, irraggiungibile scalando direttamente in placca. Il tiro inizia infatti con una dulfer verticale e non facile con piedi cattivi, ma ben proteggibile con pezzi medi.  Arrivati all’altezza del fix dovrete attraversare a destra in leggera discesa per raggiungerlo. In questo tratto non bisogna cadere per non sbattere nel diedro, ma per cadere bisogna impegnarsi molto perchè mani e piedi sono davvero buoni.

Andrea Gennari Daneri durante la prima libera del fantastico obliquo di L8 de “I quasi adatti” 7a+, Agaro Granit

Il traverso / obliquo di L8 è un regalo di madre natura alla scalata senza mani: in equilibrio sulle bossette si raggiunge lo spigolo a destra, che su svasi e movimenti d’aderenza (altri due fix) porta a una zona più lavorata e verticale, da scalare trad protetti dai tcu (noi abbiamo usato le tre misure rossa, giallo e verde). Fino alla sosta panoramica.

Selfie da S8 dei “Quasi adatti”, Agaro Granit

La nona e ultima lunghezza non è niente di che, ma vale la soddisfazione di arrivare fino in cima. Tre fix (allungare molto l’ultimo per evitare un tiraggio selvaggio) vi faranno aggirare lo strapiombo da destra  a sinistra; un ultimo fix proteggerà l’unico passaggio interessante del tiro su buone prese in strapiombo, poco prima della sosta.

Abbiamo chiamato questa via prendendo a presto il titolo di un libro di Peter Hoeg, perché ogni piccola rivoluzione, ogni innovazione, passa sempre attraverso un giudizio negativo, una reazione più o meno organizzata da parte di chi ti bolla come poco adatto a quello che stai cercando di fare. La nostra è una famiglia di “quasi adatti” e di questa cosa andiamo piuttosto fieri.


“I quasi adatti” – Agaro Granit – lago di Agaro

Andrea Gennari Daneri, Annalisa Caggiati e Sebastiano Frassy a più riprese tra il 2018 e il 2020

Avvicinamento stradale Da Milano a Domodossola e da qui a Baceno, dove si prende per l’Alpe Devero. Poco dopo Goglio una deviazione a destra (cartelli) per Agaro porta ad Ausone, dove finisce l’asfalto. Altri 500 metri di ottimo sterrato portano all’imbocco della galleria, dove devono fermarsi i furgoni, anche i Westfalia. Le auto possono percorrere con attenzione i due chilometri in piano della stretta galleria illuminabile (pulsante) che porta sotto la diga, risparmiando circa 15′ di marcia. Se si incrocia un altro veicolo nella galleria occorre rifare tutto in retromarcia (attenzione!!).

Avvicinamento a piedi Dalla base della diga si sale in 5′ al suo culmine e poi si costeggia piacevolmente il lago fino al suo termine sul lato opposto (25′). Da qui altri 15′ alla base della parete di Agaro Granit, lasciando a destra quasi subito il sentiero per l’Alpe Pioda; lo scudo di attacco è evidente in fondo al lago lungo tutto il percorso. In tutto 40-45′ dalla base della diga

Materiale Una corda da 70 metri, 6 rinvii, una serie completa BD, doppi il rosso e il verde. Una serie completa di Tcu

Difficoltà  Prima sezione: 6a, 6b, 6b+, 4a, cengia da risalire in 5′.                    Seconda sezione: 7a e A0 (7c/c+?), 7a, 6b, 7a+, 6a

Discesa: Da qualsiasi punto della via si scende in doppia, le soste sono tutte attrezzate con due fix Kinobi + anello. Una volta percorsa la parte alta, si scende a piedi dalla base di L5 per prati ripidi ma sicuri.

La prima parte de “I quasi adatti”, Agaro Granit
La seconda parte de “I quasi adatti” Agaro Granit