Grecia – Greece

CRETA

Copertina di Rock and Ice, roba seria, foto di Jim Thornburg himself, un soggetto piccolissimo appeso a due stalattiti giganti e pendenti dal soffitto di una grotta enorme, sul mare. Lì per lì pensi a uno scatto preso in Sardegna, a Millenium, da una angolazione diversa dal solito, ma se guardi bene non può essere, la vegetazione é diversa e anche la forma lo è, perché questa è una semisfera perfetta. I credits del colophon svelano l’arcano: é Tersanas, il segreto meglio conservato di Creta, la grotta da favola di cui ci avevano raccontato (ma non svelato le coordinate) un paio di climbers di Iraklion durante la nostra prima visita verticale sull’Isola. Una manciata di mesi dopo l’uscita di quella copertina Tersanas smette di essere segreta. Aris Theodoropoulos, uno dei principali chiodatori di Kalymnos, inserisce la grotta all’interno della sua nuova guida sulle migliori falesie greche. Foto e tracciati, coordinate gps e avvicinamento. E si scopre come la parete sia vicinissima alla incantevole baia di Bàlos, incoronata da apposita commissione come una delle dieci più belle spiagge d’Europa. Alla prima occasione (leggi volo a prezzo stracciato Pisa-Chania) si parte, con l’intenzione di “tanare” entrambe le cose pazzesche: la grotta e la baia. Di tutte le zone verticali di Creta, quella di Kissamos é la più vicina all’aeroporto; mentre per raggiungere Plakias e Agiofarago (vedi Pareti #99) ci vogliono anche due orette, in questo caso si arriva in zona operazioni in quaranta minuti circa, grazie alla superstrada (che loro chiamano “national road”) che porta dritto fino a Kissamos. 

Balos Beach

Che é un paese senza pretese, classico cretese, che vive di agricoltura, allevamento e, soprattutto, turismo. Per due motivi: ci sono spiagge e calette dappertutto, a due passi dall’auto, di sabbia o ciottoli oppure (incredibile ma vero come a Gramvoussa Bay) di nuda roccia digradante verso il mare; motivi che già da soli giustificherebbero il numero di alberghi e appartamenti disponibili sul posto. Ma che sono solo l’antipasto per la portata principale: Balos Beach. A un climber duro e puro dovrebbe importare poco di una spiaggia, sabbia, sole e caldo della madonna, roba da morose isteriche e viziate. Ma Balos Beach, ve lo metto per iscritto, é assai oltre qualsiasi spiaggia da sogno della Sardegna. Balos Beach metterà a dura prova la vostra motivazione verticale. E’ meglio passare ore e ore a mollo nel paradiso terrestre oppure faticare come bestie in una grotta piena di capre e delle loro deiezioni? Anche se siete dei veri appassionati di scalata, dei duri e puri, dovrete venire a un compromesso tra le due motivazioni, che continueranno a fare a pugni nella vostra testa per l’intera durata della vacanza. E non sarà così scontato dividere salomonicamente la giornata in due: metà spiaggia e metà grotta come abbiamo fatto noi per un paio di giorni: ci vogliono 30’ a piedi per arrivare alla spiaggia, poi bisogna risalire al parcheggio e scendere per 40’ fino alla grotta, almeno stando alle indicazioni della guida di Aris. In estate e sotto il sole, sperando nel vento che spesso batte su questa estremità occidentale di Creta. Ma che a volte non batte. A Balos, insomma, madre natura sembra si sia divertita a trasferire i Caraibi nel cuore del Mediterraneo: un chilometro di piscine naturali di diverse temperature e altezze, da una passeggiata lunghissima in cinque centimetri d’acqua bollente su sabbia immacolata a pozze di blu cobalto ricche di pesci. Indescrivibile a parole.

Ma, per questo, pieno di Italiani, veri intenditori di mare, pressoché introvabili nel resto della grande isola, ma fitti quasi come i pesci a Kissamos e dintorni. A Tersanas invece madre natura si é divertita a farcire di stallatiti la volta perfetta di una enorme grotta che si apre dal nulla una cinquantina di metri sopra il mare. Dove non va nessuno, a parte le capre. Incredibilmente, in quattro giorni comprensivi di un weekend, io e Annalisa rimaniamo completamente soli, dal parcheggio alla grotta e ritorno, malgrado Tersanas sia, al di fuori di ogni dubbio, quella world class destination che la foto di Rock and Ice prometteva. Un posto così dovrebbe pullulare di climbers che dovrebbero battagliarsi il turno su una delle (per ora) venti linee disponibili che attraversano la volta lungo teorie essenziali di cavolfiori rovesci, buchi e lame perfette e senza una presa scavata. Paura. Ce ne starebbero il triplo, di vie, ma immaginiamo la fatica che dev’essere costata preparare queste venti in una volta così strapiombante. Non é nemmeno chiaro come abbiano fatto, i chiodatori, a far salva la loro chiara etica “Cretan Cowboy”, che vuole grandi praterie tra un fix e l’altro, per potenziali voli che solo dopo il terzo non sono mai pericolosi. Se hanno chiodato dal basso sono degli eroi, se l’hanno fatto dall’alto hanno delle schiene da gara perché, per tenersi dentro in calata chiodando così lontano, occorre un fisico fuori dal comune. Se Tersanas non pullula di climbers, insomma, le motivazioni sono tante: avvicinamento lungo, chiodatura lunghetta, gradi “stiff”, come dice Aris, cioè il contrario dei regali di Kalymnos. E poi la illogica segretezza in cui il luogo è stato tenuto per anni, che speriamo di rompere anche con queste righe. Le vie sono tutte bellissime, una più bella dell’altra su prese irreali, che sembrano le illogiche creazioni dei presai di resina che incontriamo nelle sale e delle quali diciamo: ma dái, una presa così in natura non esiste! Invece c’è ed è a Tersanas. La sola coppia di prese finte, dispiace dirlo, é proprio quella della foto di Thornburg che ci ha portato fin qui. Il tipo appeso nel vuoto alle due stallatiti finali di Knock out 8a… non stava scalando: la base di quelle due canne fa schifo e ci sono eccellenti prese alternative tutto intorno, ma che certamente non consentono una shilouette fotografica come quella della foto. Sono particolari poco rilevanti, forse, ma il lettore paga la copia e ha diritto a una riproduzione onesta di quello che troverà sul posto. Io volevo attaccarmi a quelle due canne e uscire dalla via grazie a loro, invece le ho schivate per appoggiarci forse i piedi in uscita…

Dopo tre giorni di trekking bollente su e giù dal parcheggio di Balos indicato dalla guida di Aris e anche da un cartello inequivocabile sul posto, non ne potevamo piú, pur lasciando ogni notte il nostro materiale a dormire nascosto nella grotta. Guardando sempre meglio, mi sembrava assurdo che non si potesse arrivare anziché da nord… da sud. C’era una sterrata evidente, lá in fondo, che partiva da 100mt di dislivello più in basso! Così l’ultimo giorno decidiamo di provare e bingo! 10’ di marcia in meno non sono tanti, ma le calorie erogate saranno state la metá! Per cui nel dovecomequando troverete il nostro approccio e non quello ufficiale, che tra l’altro é molto pericoloso per i bambini a causa di un attraversamento su cengia disattrezzato. Lungo entrambi i tragitti troverete sempre e comunque tanti cadaveri di capra, tante capre vive, tantissime cipolle selvatiche e anche qualche serpentello (occhio). Insomma si passa in pochi attimi dalla folla (comunque ragionevole e ben dispersa sulla enorme estensione di Balos Bay) alla solitudine assoluta di Tersanas, dove comunque c’è segnale telefonico in caso di bisogno. Un solo dubbio non abbiamo risolto: tutte le stalattiti che giacciono precipitate al suolo sul pavimento della grotta non saranno forse collegate ai numerosi bossoli di proiettile presenti? 

Se così fosse qualche via potrebbe cambiare grado a causa di un pistolero con molto tempo da perdere…