Boston – East Coast

America, Stati Uniti d’America. Per la stragrande maggioranza dei connazionali climbers può significare solo due cose: il west, inteso come la dorsale californiana, punteggiata da spot strafamosi come Yosemite, Bishop, Tahoe, Las Vegas, oppure RRG, cioè Red River Gorge in Kentucky, forse la più bella falesia del mondo, con la sua fruibilità limitata all’autunno, quando la temperatura è finalmente giusta e le pareti sono sommerse in un oceano di colori. Ma l’America è grande, è un continente con una lingua sola e un sacco di scenari diversi in cui scalare; una volta visitato il west, crediamo che valga la pena, almeno una volta nella vita, di andare a vedere cosa c’è a nord di New York, dove probabilmente atterrerete, e più precisamente a nord di Boston, che eviterete passando per il complicato ma efficace sistema di turnpikes che la aggirano. 

Insomma, vi stiamo proponendo il classico viaggio da climber che voglia vivere un po’ New York, ma che per tenere in moto i muscoli non si accontenti di visitare una delle tante sale indoor a stelle e strisce. In realtà, il posto più vicino per scalare decentemente a ridosso della metropoli più grande del mondo sarebbero i Gunks, o meglio gli Schwangunks, una lunga striscia di arenaria a strati, strapiombante e pressoché priva di fix, patria insomma del pumping-trad, dove ti ghisi sia a scalare che a piazzare il materiale. Ma il meglio della East Coast, a detta di tutti, sta sopra a Boston, negli stati paralleli di Vermont, New Hampshire e Maine. Il cosiddetto New England. Non l’hanno chiamato nuova Inghilterra a caso: a vedere i nomi di città e paesi sembra di stare in Yorkshire, altro che Chattanooga o Winnemucca. Ma è l’unica analogia con il vecchio continente perché, una volta lasciate le belle spiagge affacciate sull’oceano, si entra in un mondo di boschi così fitto da fare impallidire Svezia e Norvegia. Tutto è immerso nei boschi: le case, i paesi, i tanti laghi e… le pareti di scisto e di granito. Al punto che gli scalatori, in un certo senso, sono tra i pochi che possano dire, in quelle zone, di godersi il paesaggio, almeno dalle soste che spesso, ma non sempre, superano il livello d’altezza degli alberi. 

Insomma tutto, nel New Hampshire e nel Maine, è immerso nei boschi e quindi nella natura, compresa quella Kangamagus Highway che tutte le guide ti consigliano di percorrere in quanto spettacolare e panoramica, ma che potrete lasciar perdere senza patemi d’esservi persi qualcosa. Noi ci siamo cascati e l’abbiamo ribattezzata la Caccamagus… Molto meglio un posto meno turistico come Shagg Crag, un magnifica per scalare e anche per fare il bagno nello Shagg Pond, azzurro e largo, posto vicino al parcheggio e un centinaio di metri sotto alle rocce. 

Shagg Crag, anche a detta delle riviste americane, è una delle falesie più divertenti di tutti gli Stati Uniti. Per forza: strapiomba senza esagerare, le prese sono quasi tutte buone e positive e i gradi sono assolutamente europei in termini di 

largo/stretto. Sembrerebbe la descrizione di una falesia di calcare ammanigliato, invece è granito a prova di bomba tagliato da onde di faglia orizzontali, qualcosa che non si trova molto facilmente in giro. Oltre a questo, piuttosto recentemente e non senza qualche polemica, la falesia è stata dotata dai climbers locali di una quasi completa attrezzatura a rinvii fissi, costituiti da fili d’acciaio rivestiti di gomma, anche questi non proprio roba da tutti i giorni. Neanche la fatica di smoschettonare in strapiombo si fa, a Shagg. Confermiamo che è una delle destinazioni top della zona, situata in Maine per poche miglia, ottima anche per gli onsighters, perché molto intuibile nei movimenti.

Appena al di là del confine tra Maine e New Hampshire c’è poi una chicca “nascosta” nelle pieghe della imprescindibile guida “North Conway”, che vi consigliamo di acquistare online, facendola arrivare dagli Usa in anticipo, perché non è affatto facile reperirla in zona. Lo sappiamo perché Alitalia ci ha perso gran parte del bagaglio tra Milano e New York, guida compresa e noi abbiamo riacquistato l’ultima copia esistente a Conway in uno dei tre grossi negozi di outdoor che ci sono.

La chicca si chiama Wild River ed è un’altra perla di granito perfetto, stavolta solo leggermente strapiombante. Si parcheggia accanto a uno dei classici campsites americani, uguali in tutto il paese e così diversi dai nostri formicai superorganizzati. Anch’esso è immerso nel bosco e poi tutto il sentiero per arrivare alla parete sembra uno scherzo fatto ai cacciatori di rocce, perché per mezz’ora si vede solo legno. Poi, improvvisamente, dall’altra parte del fiume, quaranta metri di granito doc, solcato da vie lunghe, una più bella dell’altra, sia quelle trad o miste (poche), sia quelle puramente sportive, che sono la maggior parte. 

Una sola avvertenza: occhio agli orsi. Non ci sono grizzly in New Hampshire, ma orsi neri sì e in determinate situazioni possono bastare. Il sentiero è comunque abbastanza battuto da sporadiche comitive di turisti, copertura cellulare zero.

Visti i prezzi che girano, vi consigliamo di non far base a North Conway, che è considerata molto “in” dai bostoniani in vacanza; meglio scegliere Gorham, dove si trovano Motel a 70-80 dollari invece che 120. E in più si sta bene e si mangia ancora meglio. Incredibile a dirsi, nella nazione più Junkfood del mondo occidentale, possono esistere delle oasi di ottima cucina e queste regioni orientali ne sono davvero ricche. In particolare il Saalt Pub di Gorham, malgrado l’aspetto da bar-tavola calda, nasconde in cucina una cuoca coi fiocchi, capace di spaziare dall’orientale al creolo con una finezza che vi stupirà. 

Altro che MacDonald o BurgerKing.

Proprio alle propaggini di North Conway, invece, emergono dai boschi due meraviglie di granito alte circa 130 metri, come vedere due Bismantove solide e consecutive, srotolate ed esposte quasi completamente a Est. Si chiamano Cathedral Ledge e XYZ e sono entrambe un paradiso del trad. Le placche sono spittate, ma le fessure, piccole e grandi, sono state lasciate tutte sacralmente libere per ricevere il vostro rack. Le soste sono tutte spittate e attrezzate per scendere velocemente in doppia. Ci sono vie facilissime e vie durissime, basta lasciarsi sedurre dalla linea che piace di più. Il problema magari è orientarsi, dal 

momento che non esistono nomi alla base delle vie e che il bosco, che ghermisce tutta la prima parte della parete, non ha permesso ai preparatori della guida di presentare foto perfette che possano descrivere correttamente gli attacchi. La guida è comunque necessaria per orientarsi e comunque, da marzo a novembre, c’è sempre molta gente a scalare e tutti sono molto disponibili, da queste parti, per dare indicazioni. Cathedral Ledge e Whitehorse Ledge sono popolarissime, forse le pareti multipitch più popolari dell’est americano. Per forza: la roccia è bella, i tiri pure e l’avvicinamento è ridicolo: dai due ai cinque minuti dall’auto. Una sola avvertenza: le sezioni in placca d’aderenza non sfuggono alle gradazioni severe che si trovano sempre in America a riguardo della specialità “friction”. Un 5.10a in placca d’aderenza è un probabile bastone con spit lontani, se cadi ti accendi come la cometa di Halley, non sottovalutate mai il valore del termine “commitment” su una guida americana. Per converso, alla Cathedral Ledge, se gli spit spariscono del tutto significa due cose: o avete imboccato la strada sbagliata oppure ci sono possibilità di protezione a friend poco evidenti dal basso, ma ci sono…

Rumney

Infine, non potete dire di aver visitato l’est verticale a stelle e strisce se non avete fatto un pellegrinaggio fino a Rumney, a buon diritto considerata la mecca sportiva della East Coast. La rivista francese Grimper aveva a suo tempo dedicato ben dieci pagine a Rumney da sola, e non senza una ragione. E’ un po’ come avere tante Shagg Crag una dietro l’altra, disposte a raggiera nei boschi sopra la sonacchiosa località di Rumney, un posto di bellissime case di legno nei boschi, ma dove la cosa più viva è il baretto dei climbers all’inizio del paese. Noi ci siamo capitati in un giorno eccezionale, festa paesana con presentazione dei candidati al senato per il partito democratico. Una botta di vita, con i pompieri e un paio di aspiranti senatori che hanno voluto stringere la mano anche a quegli strani visitatori italiani. Ma è tutto lì. Le pareti di scisto, per lo più strapiombante, ben nascoste nei boschi sono la cosa più interessante della zona. Per un climber è un vero paradiso e non è vero che a Rumney le vie sono corte. Ve lo garantisce uno che si diverte dai venticinque metri in poi. Ci sono certamente le mazzate da dieci metri, ma la maggior parte dei tiri richiedono almeno 8 rinvii, quindi si tratta in tutto e per tutto di scalata di gran livello anche per gli amanti dell’avambraccio che pompa. Waimea è certamente il settore più impressionante, chiamato come una onda delle Hawaii perché ad essa assomiglia, un onda di scisto nero e rosso, solcato da rigole in prevalenza verticali di difficile lettura. Insomma a Rumney è assai difficile scalare a vista, occorre esperienza e abitudine per capire, ogni volta, in che verso occorre girarsi per valorizzare prese molto strane e spesso non proprio aderentissime. Comunque meno aderenti del granito che caratterizza il resto dello stato. A Rumney 

i locals studiano i singoli passaggi con devozione semireligiosa e quando la rotpunkt riesce si può dire che la via stata “digerita”. Conseguenza inevitabile di questo atteggiamento nei confronti della scalata è una certa sottovalutazione dei gradi, che spesso a Rumney sono di un gradino pieno sotto le altre falesie che abbiamo visitato in zona. 

Un 7a è spesso un 7b e così via. Fino ad arrivare a “The Fly”, un muretto di sette metri a Waimea, spittato ma ripetuto anche con i materassi al suolo. Le prese sono lì, si vedono a malapena e le prime si possono toccare per vedere com’è fatto un 9a di soli sette metri, dove sono passati calibri come Dave Graham, Sharma e Megos, ma anche Jason Kehl e Kevin Jorgeson coi materassi, a metà tra l’higballing e la solitaria farcita di sbandierate. 

La linea più bella è però la prua di “Predator” al settore Orange Crush; un vero scherzo geologico per una via “perfetta”. 

Prese grosse a 70° di inclinazione!

Rumney merita almeno una settimana di permanenza, magari facendo base a Plymouth per non sentirsi mezzi morti nelle ore di pre e post climbing. La stagione migliore per venire a scalare da queste parti è indubbiamente l’autunno, ma noi siamo stati benissimo anche in pieno agosto, a patto di rispettare le orientazioni 

1 

Come arrivare In attesa dei più volte promessi voli low cost transcontinentali di Ryanair e Scandinavian, l’area è comunque ben servita di voli monotratta dall’Italia al nuovo continente. E’ piuttosto difficile volare senza scalo su Boston, che sarebbe comodissimo per le aree descritte, mentre è facilissimo farlo da Milano, Roma e Pisa se la destinazione è New York. Collegando il dilettevole (visitare la grande mela) all’utile (scalare in New England) è possibile programmare una vacanza di media durata (anche 7-12 giorni), cosa che sarebbe impensabile volendo raggiungere il più gettonato West, per il quale occorre almeno uno scalo e tre ore in più di Jet Lag. La differenza di fuso si assorbe abbastanza rapidamente nella east coast, avendo l’accortezza di non dormire nel viaggio d’andata e di dormire invece il più possibile durante quello di ritorno in Italia. 

Per Cathedral Ledge e Whitehorse Ledge: un sistema non sempre gratuito di autostrade connette New York (o Boston) con Rochester e poi Milton in New Hampshire, dove le autostrade finiscono e iniziano le strade normali; di qui velocemente a North Conway, che è il centro “più pulsante” della scalata dello stato. All’uscita nord del paese in direzione Gorham prendere a sinistra River Road che diventa Cathedral road, fin sotto alla parete di Cathedral Ledge che si raggiunge in 3’ a piedi; per Whitehorse Ledge da River Road prendere a sinistra seguendo per il mega White Mountain Hotel. Parcheggiare nel posteggio sotto a quello dell’albergo e in 5’ salire alle prime placche. 

Per Shagg Crag: da North Conway raggiungere Gorham e da qui svoltare a destra verso il confine col Maine. Arrivare a Bethel e poi a West Paris. Girare a est sulla 219; dopo 4.8 miglia girare a sinistra su Tuell Hill Road. Dopo 1.6 miglia prendere a sinistra continuando per Tuell Hill Road; dopo 0.9 miglia Tuell Hill Road finisce e si prende a sinistra su Reading Road. Dopo 3.9 miglia c’è un parcheggio a sinistra poco dopo il lago di Shagg Pond. Sul fronte opposto al parcheggio parte un sentiero che in 15’ circa arriva al lago di Little Concord; da qui si prende un più ripido sentiero a destra che in altri 15’ arriva a un bivio ormai all’altezza delle ancora invisibile falesia; traversare a destra fino alla sua base (35’ in tutto). 

Per Wild River: tra Gorham e West Paris, appena prima del confine di stato ma ancora in New Hampshire, si trova la località di Gilead, dove si svolta a destra (sud) sulla 113 in direzione Fryeburg. Dopo 3,2 miglia sulla destra parte la strada forestale sterrata per Wild River, che si segue fino all’omonimo campground, appena prima del quale c’è un parcheggio a sinistra (3 dollari al giorno obbligatori). Da qui seguire il sentiero “Basin trail” per circa 1,3 miglia (mezz’ora di marcia) fino ad arrivare sotto all’unica e non confondibile parete.

Per Rumney: un sistema non sempre gratuito di autostrade connette New York (o Boston) con Plymouth in New Hampshire, che fa da logica base per Rumney, 9 miglia più a Ovest (ma senza alberghi nè ristoranti). Una volta a Rumney, nei pressi della chiesa, si svolta a sinistra per Buffalo Road e la si segue fino a un evidente parcheggio a pagamento (3 dollari al giorno) sulla destra. Da qui e dal suo gemello 100 metri a sinistra partono i sentieri segnalati da cartelli per i vari settori. 

Materiale Per le falesie (Shagg, Wild River e Rumney) basta una corda da 70, ma a Wild River occorre attenzione perché alcune vie sono veramente ai limiti di lunghezza per quel tipo di corda. Sempre a Wild River è meglio avere 17-18 rinvii e anche qualche friend per le (non molte) vie miste (fix + gear) della parete. Per le multipitch di Cathedral Ledge e Whitehorse Ledge sarebbe meglio una corda da 80 per scendere in doppia da tutte le vie, ma ne doveste avere una sola da 70 sappiate che si fa quasi tutto anche con quella, basta controllare bene la guida per capire quanto sono lunghi i tiri (100 piedi = 30 metri circa). Su queste pareti occorre però un nutrito rack di friends, possibilmente raddoppiato nelle misure intermedie. 

Periodo Escludete l’inverno, perché a North Conway, malgrado la bassa quota (400 mt soltanto s.l.m.), ci sono i campi da sci. Per il resto si scala sempre, ma a maggio i locals sconsigliano la frequentazione per via dei bugs (piccole zanzare stronze) che rendono la vita impossibile. L’autunno è perfetto, Agosto non è male e soprattutto è favoloso per i pomeriggi a Wild River. 

Dove dormire Il nostro consiglio è di fare base a Gorham per tutti i posti tranne Rumney. A Gorham si trova a prezzi contenuti rispetto a North Conway, dove è invece normale superare i 100 dollari per una doppia in agosto. A Gohram c’è anche il Saalt Pub (vedi rubrica culinaria) che da solo vale la permanenza. Se invece siete in tenda il Campground di Wild River è bello e costa poco. Per quanto riguarda Rumney dormite in uno dei tanti motel di Plymouth. Mettere la tenda selvaggiamente sul posto è stravietato e la zona è ben controllata dallo sceriffo. 

Guide Imprescindibile la “ North Conway Rock Climbs”, fatta benissimo e con la quale è impossibile perdersi in posti dove non sarebbe così impossibile senza di essa. Si trova su www.northconwayrockclimbs.com Per Rumney… la guida di carta risale al 2009 e non si trova da nessuna parte; su internet (www.mountainproject.com) si trova tutto ed è molto più facile che altrove trovare dei locals che ti aiutino a individuare le vie migliori.delle pareti. A Wild River al pomeriggio si faceva sicura in piumino; a Rumney abbiamo scalato sotto a una bomba d’acqua, perfettamente protetti.