Naso di Tredenus

 

Adamello – Naso di Tredenus – LA TERZA VITA 

Andrea Gennari Daneri – Annalisa Caggiati (2017)

il Naso di Tredenus, semitipica destinazione di fine Maggio per chi ama il granito e non ama le folle, forse quest’anno si farà corteggiare un po’ più a lungo, ma questo dipenderà da quanto sole degnerà di mostrarsi nei giorni che seguiranno la stesura di queste righe. Ma di solito, almeno negli ultimi dieci anni, sul Naso si poteva già scalare verso metà Maggio e poi dritti fino a Ottobre, facendone una meta veramente di prima qualità per chi ama il granito adamellico e un po’ meno i lunghissimi avvicinamenti che sono di solito il leit motiv delle scalate nel massiccio, che noi consideriamo un po’ l’America de noantri. Infatti, con un suvvino oppure un’auto della cui salute vi importa poco (ma non con una a pianale basso), si limano 30′ di sentiero, arrivando su quattro ruote fino alla splendida località di Malghe al Volano, 1427mt slm, che costituisce la base di partenza per tutte le salite alla Conca di Tredenus e non solo. 

Andrea apre on sight l’uscita di L6 (7a) della Terza Vita

La Piana del Volano è la patria del picnic e in estate può essere molto affollata, particolare di scarsa importanza per chi in dieci minuti a piedi recupera tutto l’isolamento necessario dirigendosi verso la parete che, vista da lontano, non è questo gran che.

Andrea apre L2 (6a) della Terza Vita

Il sentiero sale con comodi zig zag verso il lontano Bivacco Cai Macherio e c’è anche una lunga scorciatoia iniziale, che non vi indichiamo per paura di farvi perdere nel bosco, ma che imparerete sicuramente se tornerete sul posto a ripetere più vie. E’ quando il sentiero sbuca ai ruderi di Malga Tredenus, a 2042 metri di quota, che il Naso si mostra nella sua migliore forma di microCervino, offrendo il profilo alla fantasia di chi finora è salito a tracciare delle linee sul suo granito. Ed è da lì che fa anche capire che non di sole fessure può vivere il climber sulle sue rocce, ma anche di placche impegnative. L’aveva compreso uno dei sommi esploratori delle prealpi lombarde, Gianni Tomasoni, e l’abbiamo capito anche noi, che, per cercare di evitare le linee già esistenti e poco ripetute del settore sinistro della parete, abbiamo subito giocato a schivalafessura, attività divertente ma potenzialmente pericolosa se non si ha nessuna intenzione di trasformare la montagna in una falesia, tempestandola di fix. Ad aiutare sia Gianni che noi sono intervenuti i famosi funghi del Tredenus, più rari e variamente dimensionati di quelli che si trovano sul versante opposto del massiccio, cioè in Val Daone, ma comunque belli, solidi e divertenti da scalare. 

Annalisa all’uscita di L1 (6a+) della Terza Vita

Poi puo’ capitare che qualcuno di essi possa saltare, come è capitato sotto ai miei piedi pochi secondi dopo aver piazzato il primo dei due fix della prima lunghezza della “Terza Vita”, ma è un evento raro e di solito riservato a chi carica gli appoggi per la prima volta nella loro vita di appoggi. Ai ripetitori è invece riservato il privilegio del terreno già collaudato e vi garantisco che sul Naso di Tredenus, almeno sulle vie che vi consigliamo, si tratta di un terreno quasi a prova di bomba.

Annalisa sulla spettacolare placca a funghi di L3 (6c) della Terza Vita

Ogni cordata impegnata in apertura sul Naso ha avuto la sua filosofia di progressione, ma comunque sempre dal basso, anche quando Gianni Tomasoni si è mosso in solitaria autoassicurato per mancanza di compagni sulle prime lunghezze di “Desiderio sofferto”. In generale le vie di Gianni hanno protezioni un po’ più ravvicinate e “Desiderio sofferto” è la classica multipitch da scalare con una limitatissima serie di friend per integrare l’ottima chiodatura a fix.

Andrea apre L5 (6a)

“Granita” di Massussi ed Equini (1998) è la proposta più no big dell’articolo; decisamente alpinistica per quanto riguarda le protezioni sui tiri, è comunque facilmente integrabile in tutto il suo sviluppo. La nostra “Terza Vita” segue il principio del fix solo dove non ci sta nient’altro e prevede quindi un rack di friends all’imbrago piuttosto consistente; rack che peraltro non serve a nulla nella fantastica placca del terzo tiro, ancora più bello della fessura finale che incide il tetto e che è immortalato nella foto di apertura. La placca a funghi, quasi verticale, è un vero regalo della natura ai climbers, che dovranno girare un po’ a destra e un po’ a sinistra per trovare la combinazione giusta di funghetti adatta a collegare i cinque fix che abbiamo messo a protezione dei suoi trentacinque metri.

Annalisa sul runout finale della spettacolare placca a funghi di 6c di L3

Insomma: il Naso è una destinazione relativamente comoda (90′ a piedi da Malghe al Volano) e generalmente libera dalla neve abbastanza presto, per iniziare la stagione delle montagne nel modo giusto. Anche la discesa è comoda: si può venire giù a piedi contornando la parete a sinistra oppure optare per le doppie, tutte da 35 metri, che abbiamo attrezzato alle soste della “Terza Vita”. Nella pagina seguente diamo un dettaglio della uscita sommitale che vi aiuterà a usare con facilità una opzione oppure l’altra. “La Terza vita” è stata aperta con il chiaro intendimento di potersi muovere agilmente con una corda sola da 70 metri e abbiamo avuto la fortuna di trovare ogni 35 un punto relativamente comodo dove sostare. Le sue doppie possono essere una interessante opportunità anche per chi ha scalato sulle altre vie. Nei punti (gialli sul disegno) dove incontra e segue brevemente il tracciato di due diverse classiche esistenti, i chiodi indicati sono quelli originali, sani ma vecchi; non abbiamo toccato nè modificato nulla se non aggiungere un maillon per la calata alla Sosta 3. La parete prende discreto sole fino a metà settembre; poi soltanto la sera sugli ultimi tiri. Sapevatelo. 

Avvicinamento: Se si lascia l’auto al parcheggio basso con fontana, si segue semplicemente la sterrata ripida nel bosco che porta alla Piana del Volano in circa 20′. Dalla Piana del Volano ci si tiene a sinistra sulla sterrata che porta al Bivacco Cai Macherio e che dopo poche svolte diventa una mulattiera e infine un largo sentiero, sempre a comodi zigzag, fino ai ruderi della Malga Tredenus. Fin qui circa un’ora di cammino dalla piana. Esiste una scorciatoia diretta che taglia un bel pezzo della prima parte, ma è difficile da trovare se non si conosce il luogo, per cui la troverete da soli scendendo la prima volta e trovando presso un tornante sul sentiero un cartello di legno con le indicazioni per la Piana del Volano. Dai ruderi della Malga Tredenus si continua ancora verso destra lungo il sentiero per il Bivacco Cai Macherio, che si abbandona a un tornante con un eccellente prato per bivacco, quando ormai il Naso è evidente lì a destra e si capisce che il sentiero cai vi porterebbe troppo lontano. Da qui si traversa a destra (qualche ometto da rinforzare) e in circa 20′ si arriva alla comoda base della parete. Questi 20′ non sono il massimo da ritrovare al buio, neanche con le frontali..