Georgia

Non capita tutti i giorni di colloquiare con il pilota del’aereo su cui stai per decollare, ma, per via del mio cellulare dimenticato acceso nel bagaglio da stiva, ad Annalisa è capitato. Il pilota del volo Wizzair per Kutaisi le chiede chiaro e tondo: “e cosa ci andate a fare in un posto di merda come quello?”. Insomma, incoraggiante. Il fatto è che ultimamente stiamo subendo il fascino dei paesi in via di verticale sviluppo e ci basta una pagina web e qualche foto decente per partire in un’avventura praticamente al buio. Proprio per il gusto dell’avventura, perché nella vita di un climber ci sono diverse fasi e noi abbiamo superato la fase “falesia divisa per gradi hard e soft con relative code sulle vie soft”. Questo è il motivo per cui partiamo per posti come la Georgia, ex URSS, senza contattare i climbers locali, che forse ci faciliterebbero la vita, ma ci leverebbero una componente importante del divertimento: autonomia e avventura.

In effetti sbarchi a Kutaisi e ha ragione al pilota. Il posto non sembra appena bombardato, ma è allo stadio appena prima. Per strada viaggiano relitti fumanti di origine russa tenuti insieme con lo spago, ma le auto sono il meno. Quelle che impressionano sono le case, che quando erano i classici casermoni in stile sovietico dovevano fare tristezza, mentre adesso, semi abitati e semi abbandonati ai piccioni, fanno proprio paura. Insomma l’hotel a 4 stelle è d’obbligo, con 25 euro a notte (a testa) hai la jacuzzi e alla mattina ti servono una colazione esagerata, che non finirai mai. Trovi anche a cinque euro, ma auguri. Il piano è visitare, in cinque giorni di permanenza, le quattro falesie descritte sulla pagina web, ma capiamo subito che una, quella situata sulle montagne, sarà irraggiungibile, perché a fine aprile sta ancora nevicando. Restano Dzevri, Katshki e Chiatura, tutte a un’ora di auto da Kutaisi, per cui decidiamo di tenerci stretto il nostro super albergo e rinunciare a pernottare a Chiatura, decisione saggia, perché, una volta visitata, si capisce che solo un missionario può desiderare di stare a Chiatura più dello stretto necessario. 

Adesso che vi abbiamo spaventato a sufficienza cambiamo marcia, perché noi in Georgia ci siamo divertiti da matti, abbiamo scalato alla grande, abbiamo mangiato un gran bene e abbiamo speso la metà della metà che in Italia. Certo, bisogna saper cambiare prospettiva rispetto al tran tran delle falesie italiane. Sulla guidina il grado massimo repertoriato era un 7a in un mare di 6a e 6b; per questo ci eravamo portati il trapano, che servirà, ma molto poco. Infatti scopri alla svelta che il 6a è circa 7a e che per fare un 6b+ a Katskhi eroghi come su un 7b+ a Ceredo. Quindi non è il posto per chi vive per registrare le salite su 8a.nu.

DZEVRI

Noi battezziamo Dzevri come falesia d’esordio, perché piove e sembrano esserci potenti strapiombi.  In effetti ci sono e ci sono anche una decina di linee che li solcano, chiodate e completamente abbandonate, aggredite dall’edera. Smette di piovere e con un po’ di delusione andiamo a provare la placca leggermente strapiombante sull’altro lato della valle. Che si rivela un bel gioiellino dove ripetiamo un 6a+ (7a+) e dove a fianco chiodiamo l’unica via del nostro soggiorno; un bastoncino-project che ci farà tornare due giorni dopo. Questo avanti-indietro da Kutaisi si rivelerà molto piacevole, perché vedremo tante cose strane: dalle tubature esterne a vista che seguono le strade a una miriade di soluzioni punk per sopravvivere, tra cui i palazzi foderati in lamiera quando i muri sono crollati. Anche il mercato coperto di Kutaisi è clamoroso, con le mille combinazioni di frutta seccata, le eccellenti formaggelle conservate alla sperandio e le teste di maiale esposte molto lontano dai frigoriferi. E in tutto questo sei The King: fai quel che vuoi in un paese che bada alla sostanza e zero alla forma, una bella boccata d’ossigeno per gente che viene da una nazione dove tra poco occorrerà un brevetto anche per andare al bagno. E poi sono ospitali. Tornando da Dzevri ci fermiamo a guardare la chiesa di Terjola, un paesello lungo la strada. Si avvicina un tipo con un sacchetto di lattine di coca cola e ce ne porge una. Gli chiedo quanto vuole e lui ci saluta e gira l’angolo. 

Lo incontreremo poco dopo, mentre conversa con il sacerdote ortodosso della chiesa. Beviamo una coca cola tutti insieme fuori dalla chiesa, con loro che si divertono come matti a urlare “Pavarotti! Lollobrigida! Ornella Muti!” e tutto quello che si ricordano del nostro paese. Capiterà altre volte, gli italiani in Georgia sono popolari e loro sono gente che si diverte con cose semplici.

KATSHKI

Katshki è per ora il cuore verticale della nazione. E’ famoso per l’omonimo romitaggio costruito in cima a una torre di calcare alta cinquanta metri, cui accedono solo i monaci.  E’ molto scenica e, come avete visto, fa da sfondo a tutta l’azione verticale, divisa in diversi settori. Anche qui solita regola: se non siete top climber scaldatevi sul 5b/5c prima di provare i 6b. Le vie del settore A sono molto belle e iniziano strapiombando su buone prese; il settore B è molto scenico, con questo prato alpino alla base e i monaci che vanno avanti e indietro da una casetta che stanno sistemando. Purtroppo alcune vie presentano prese scavate / incollate. Il settore C è la classica pancia fortemente strapiombante; passiamo al secondo giro su un 6c che potrete gradare a piacere. Poi ci sono altri piccoli settori in placca tecnica anche questi con roccia in stile Presolana/Marmolada quindi davvero niente male. Avvicinamenti quasi zero.  Facciamo due giorni non consecutivi a Katskhi, dopo aver fatto qualche decina di chilometri in più e aver raggiunto Chiatura, dove sulla pagina web sono repertoriati altri settori, ma dove non ce la siamo sentita di prolungare l’esplorazione. Chiatura è una città minenaria di una bruttezza oltre ogni immaginazione; i settori sono proprio tra le case.  Quindi anche no, Katshki è bello abbastanza da giustificare la vacanza, e poi c’è il progetto a Dzevri da liberare!  Tutte le sere si cambia ristorante e si mangia sempre bene spendendo un’inezia, ma poi scopriamo la Story House (vedi apposita sezione) e lo battezziamo come il migliore, con tanto di cameriere che parla un inglese decente.

La cattedrale di Kutaisi e i monasteri di Gelati e Motsameta meritano assolutamente una visita e vi fanno capire che ci sarebbe tanto altro calcare chiodabile vicino al capoluogo. L’aeroporto è grande uno sputo e le procedure di noleggio auto sono rapide e informali; i noleggiatori e gli albergatori sono abituati a rimanere sul posto fino a tardissimo (il volo da Bergamo atterrava oltre la mezzanotte e non era l’ultimo). Ci hanno aspettato svegli fino alle due del mattino…

Rimaneva da tentare il tutto per tutto a Dzevri, su questa lineona che abbiamo battezzato “Italian jewelry”e che siamo riusciti a liberare poco prima di prendere l’aereo. L’abbiamo gradata 7c+, che in valuta locale dovrebbe essere 6c/c+… 

Insomma: ha senso visitare la Georgia per scalare?

Al netto di ciò che non siamo riusciti a visitare negli Svaneti (in montagna, frequentabili solo in estate) diremmo proprio di sì, a patto che non siate ancora legati al grado e ai suoi derivati. Si viene qui per fare una esperienza diversa e un po’ selvaggia, si vengono a schivare le mille mucche e maiali dappertutto sulle strade, si vengono a vedere cose davvero diverse da casa nostra senza soffrire problemi di sicurezza o altri disagi troppo esagerati. 

Anzi, la cosa più simile a casa nostra è proprio la roccia…